Privacy

Tutela della riservatezza in caso di infezione

Ogni cittadino possiede un Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), un insieme di documenti elettronici collegati, condivisibili da soggetti sanitari, pubblici e privati, contenente una serie di dati di natura sanitaria raccolti a livello regionale.

 

L’FSE ha lo scopo di rendere disponibili ai soggetti autorizzati, quando e dove necessario, le informazioni cliniche disponibili su ciascun individuo.

 

La legge italiana offre tuttavia la possibilità all’utente di ‘oscurare’ alcuni dati (dati relativi ad HIV, ad interruzione volontaria di gravidanza, a tossicodipendenza, a violenze subite) che ritiene particolarmente sensibili. Per esercitare il proprio diritto alla privacy è possibile creare una cartella non accessibile a terzi, nella quale l’intestatario del FSE può scegliere quali dati inserire e persino di oscurare la cartella in modo che non risulti che il cittadino abbia scelto di tenere privati alcuni dettagli della propria storia clinica.

 

In definitiva è il paziente che decide a quale medico far conoscere il proprio stato clinico.

 

In quest’ottica è posto il divieto ai medici di raccogliere informazioni sulla sieropositività di ogni paziente che si rivolge per la prima volta allo studio medico, se ciò non è indispensabile per il tipo di intervento o terapia che deve eseguire.

 

La Legge n. 135/90 chiarisce che gli operatori sanitari, qualora "nell'esercizio della loro professione, vengano a conoscenza di un caso di AIDS ovvero di un caso di infezione da HIV, sono tenuti a prestare la necessaria assistenza, adottando tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita".È sempre la stessa legge che vieta di effettuare analisi tendenti ad accertare l’infezione da HIV se non per necessità di natura clinica nell’interesse del paziente, senza che questo esprima il proprio consenso allo svolgimento del test.

 

Sono consentite analisi di accertamento di infezione da HIV, "nell'ambito di programmi epidemiologici, soltanto quando i campioni di sangue da analizzare siano stati resi anonimi con assoluta impossibilità di pervenire all'identificazione delle persone interessate (art. 5)”.

"La comunicazione dei risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla persona alla quale tali esami sono riferiti o ai suoi tutori legali" (art. 5) opportunamente delegati.

E per il test?

In alcuni centri può essere effettuato in forma totalmente anonima grazie alla creazione di un codice identificativo criptato; in altri centri il test viene effettuato in forma riservata cioè viene richiesto un documento di identità al momento del test ma viene garantità la totale riservatezza sia sull’esecuzione sia sul risultato grazie al segreto professionale da parte del personale dei laboratori sia pubblici che privati.

Fonti utili

www.poloinformativohiv.info/tutela-della-privacy-hiv/
www.salute.gov.it/portale/p5_1_2.jsp?id=164
www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1738383
www.ordinemedicifc.it/

 

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